Il M5S? Un format televisivo

Posted on martedì 19 marzo 2013 by Lorenzo Lipparini in , , ,
Piace e funziona il movimento 5 Stelle, e di sicuro prolifera grazie alle responsabilità di partiti tradizionali incapaci di riformarsi e riformare per decenni, e all’effetto moltiplicatore della crisi.
Ma piace anche perché parla il linguaggio dei cittadini, della gente comune. Un linguaggio conosciuto e sperimentato. Di più: un format di successo, uguale a quelli televisivi. Familiare e rassicurante.
Superata l’era della televisione tradizionale, che parlava in una sola direzione, e sopraggiunta quella dei reality, dove era la vita quotidiana a entrare ed essere mostrata in televisione, come un prodotto da osservare, ecco che ora è la televisione ad entrare nella realtà. Un gigantesco gioco di ruolo dove gli attori sono anche spettatori, e si muovono, opportunamente mediatizzati, all’interno della realtà.

A renderlo possibile, la convergenza tra lo strumento tv tradizionale e internet, sempre più ibridati tra loro. I cittadini, protagonisti di questo format, hanno come set la vita quotidiana. Non servono provini e selezioni, basta ‘sintonizzarsi’ e giocare. Un grande truman show.

La trama e l'ambientazione del contenitore è: ‘Salvare la Repubblica dallo sfascio cui l’hanno portata i partiti’.
I tempi e le prove sono scanditi dal conduttore del gioco, un coinvolgente ed esuberante garante, l’unico vero arbitro e volto del programma, un presentatore assistito dai suoi autori e consulenti. Tutti gli altri sono un passo indietro, più anonimi. Normali cittadini, concorrenti. Si chiamano per nome e si danno del tu.
Lo scopo è fregare gli avversari e arrivare al governo. Per funzionare deve essere tutto molto semplificato, come nella tv generalista: il bene e il male, il protagonista e l’antagonista.

Si inizia dal livello più basso, i meetup, assemblee opportunamente mediatizzate, come in uno studio televisivo, dove i partecipanti decidono il da farsi; prendendono la parola uno dopo l’altro, si passano il microfono, dicono frasi di buon senso, e di senso comune. Alla fine votano le loro priorità e prendono le loro decisioni. Con internet, moderna versione del televoto. Allo stesso modo vengono selezionati i concorrenti che passeranno alla fase successiva: le candidature, le elezioni, le istituzioni. Li conosciamo via via nel confessionale del web, sui social network, nelle dirette streamning. Sono persone comuni, come ognuno. Niente titoli, niente merito. Sono insegnanti, lavoratori, studenti. Brava gente con famiglia e figli, che spesso li seguono appassionatamente in questo impegno. Persone con le quali è facile identificarsi ed entrare in empatia.

Se sgarrano sono fuori dal gioco, e sono pianti. Ogni concorrente può partecipare una sola volta.
Se sono bravi la comunità dei votanti ti promuove alla fase successiva, sempre con un occhio allo share, che nel frattempo si impenna. Tutti vogliono sapere che succederà oggi, cosa hanno detto Vito e Roberta, chi ha vinto la Sfida per le cariche, se c'è stata una rissa o una litigata o se invece nelle Camere della Casa dei rappresentanti, resa trasparente (ma fino a un certo punto) dalla trasparenza stile Grande Fratello si inciucia che è una meraviglia. E naturalmente si inizia a fare il tifo, a partecipare ai sondaggi e agli appelli online, a sintonizzarsi.

La politica non parlava più ai cittadini e così si è fatta tv. C’è ora qualche centinaio di cittadini portavoce dentro il Parlamento. La prossima volta potrebbe toccare a chiunque.
Tra una puntata e l’altra si studiano i regolamenti. Saranno famosi. Ma per ora la proclamazione della vittoria è lontana. Nel frattempo imparano che cosa sono le istituzioni e come funzionano, come si parla in pubblico, cosa sono delle conferenze stampa, cosa vuol dire avere responsabilità verso l'Italia e all'estero, come si lavora in commissione, come si scrive una legge. Il principio del dialogo e della mediazione, l’osservanza dei regolamenti, la complessità dei fenomeni. Di sicuro non è come se l'aspettavano.

Il problema italiano non è mai stato solo quello della classe politica. È stato innanzitutto quello della cosiddetta società ‘civile’. L’alto valore sociale di questo nuovo gioco delle istituzioni è quello di dimostrare che, innovando i linguaggi, si può riuscire a interessare e a coinvolgere davvero chiunque, nessuno escluso, aumentandone la consapevolezza e la conoscenza del reale, forse il senso dello Stato.
Se poi questo servirà anche a contenere gli sprechi di denaro pubblico, ad aumentare la trasparenza e a riformare le istituzioni, tanto di guadagnato. Sta ai partiti dimostrare di avere compreso la posta in gioco.

Intanto però c’è un paese da governare. E non è né un gioco a premi né una cadid camera.

3 commenti:

Gianni Rubagotti ha detto...

caNdid Camera

Mauro Suttora ha detto...

profetico

Sophia Carlot ha detto...

ciao

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